Recensione:
Piacere Maria”. E' con queste parole, accompagnate da “un sorriso sottile e orizzontale”, che ha inizio la storia di Maria, la storia di un doloroso percorso d'introspezione alla scoperta della vera identità, del vero sé.
Maria si nasconde: l'isteria le impone continui travestimenti, l'invenzione di sempre nuove e credibili menzogne da frapporre tra sé stessa e gli altri, tra sé e la realtà. Una realtà ancora troppo difficile da accettare nella società e nella cultura in cui vive: la propria omosessualità. Un fardello da nascondere, di cui vergognarsi.
Di conseguenza anche il suo corpo sembra non avere il diritto di esistere: dai tempi dell'adolescenza, ogni rotondità di donna è negata da un'anoressia imperante, che si trasformerà poi in bulimia secondo un'ormai consolidata prassi, con tanto di episodi di autolesionismo.
Maria combatterà contro questa malattia mortale andando alla ricerca delle cause scatenanti il suo malessere, guidata dalla sapiente e affascinante figura del Dottor T., il “demiurgo dell'introspezione contemporanea” che salva le vite altrui per dimenticare la propria, della quale è sempre più nauseato, stanco, annoiato.
Il Dottor T. (impossibile non associarlo all'enigmatico dottor S. de “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, tra l'altro il primo romanzo della letteratura italiana ad affrontare tematiche sessuali da un punto di vista psicoanalitico) è quindi il cinico narratore della storia di Maria, che spesso arricchisce di impressioni e considerazioni personali, a confermare il lavoro sotterraneo di un controtransfert in azione... E' l'elegante psicologo che cerca di (ri)educare i pazienti alla vita seguendo alla lettera gran parte delle teorie freudiane (complesso di Edipo, complesso di castrazione, interpretazione dei sogni), destinato perciò a non inventare niente, a non essere ricordato sotto la T di nessuna enciclopedia. E' il misantropo che divide il mondo in belli e brutti, complice di un sistema “che esclude la diversità, che alimenta la noia e la rabbia”, che si regge su “la notorietà, la fama, il microfono, la visibilità”; un sistema cui partecipa consapevolmente, sfruttando il disagio dei pazienti per fare soldi e per poter così soddisfare i suoi vizietti sessuali andando a prostitute.
Il caso di Maria fungerà da specchio per l'isteria latente del dottore: il desiderio dell'altro, di essere ricordato lo porterà infine a meditare una fuga in cui Maria rivestirà un ruolo fondamentale...
Opera prima della coraggiosa Maura Chiulli, il romanzo è ben strutturato, i personaggi fortemente caratterizzati, la storia avvincente. Le pagine scorrono da sole: tra gli episodi di sofferenza della vita di Maria e le digressioni da opinionista del dottor T. si intravede la capacità dell'autrice di mimetizzarsi tra i due, di far parlare a ciascuno il proprio linguaggio. Un linguaggio che spesso oserei definire “vomitato”, spietato, come nel caso della descrizione della malattia, condotta fin nei minimi particolari, anche quelli più feroci. Altre volte è un'ironia tagliente a prendere il sopravvento, come nei numerosi riferimenti a episodi della contemporaneità, a politici, personaggi e meccaniche televisive.
Di certo non conosce mezze misure Maura Chiulli e non è nata per raccontare favole: la si può amare od odiare, ma di sicuro non si rimane indifferenti al suo stile e ai suoi contenuti.
In definitiva, “Piacere Maria” è un libro socialmente utile, non soltanto per chi è omosessuale o per chi pesa il dolore in termini di perdita di chili.
Simona Dell'Aquila