Recensione:
Con il suo romanzo La ventitreesima primavera, l'autore affronta i temi della fuga, della riabilitazione e della ricerca di una seconda opportunità. Un ragazzo in crisi d'identità si chiede se la vita sia tutta lì; serate in discoteca, sbornie, canne, "e una ragazza che ci sta", come recitava una famosa canzone. O se non ci si debba aspettare qualcosa di più. Dalla vita e da noi stessi. Questi interrogativi senza tempo assillano il protagonista, Giovanni Bic, che per guarire dal male dell'incertezza, contro il quale tutti ci siamo trovati a dover combattere, parte alla ricerca di un se stesso migliore in Africa. Il racconto coinvolge fin dalle prime pagine e scorre piacevolmente fino alla fine. Il lettore non fatica ad immedesimarsi nel protagonista, che rappresenta un po' la sintesi del ventenne; pieno di dubbi e di buona volontà, e quindi facilmente plasmabile ed adattabile. Le situazioni che fanno da sfondo alla metamorfosi di Giovanni sono raccontate con buona proprietà di linguaggio ed energia, con un entusiasmo ed una franchezza che, oltre a tradire un certo coinvolgimento personale dell'autore, ne dimostrano anche l'efficace capacità descrittiva e narrativa; divertente, ironica, ma toccante al momento opportuno. Degne di nota; la carrellata sugli storpi al porto fluviale di Kinshasa, e l'alba surreale del primo giorno a Kingwangala.
Editore: Giraldi
Anno: 2007
Pag. 312
€ 15