Recensione:
Nonostante la mia insistenza nel leggere la narrativa giapponese moderna, l'ho sempre trovata poco piacevole per la velata malinconia che la caratterizza. Questo da un certo punto di vista la rende vera, realistica, dall'altro angosciante, anche troppo angosciante per apprezzarla, pur con la sua poesia e il suo minimalismo simbolico.
Non posso negare che anche Norwegian wood sia così: triste e tragico.
Eppure Watanabe non si abbandona mai alla disperazioe e trova sempre qualche appiglio. L'esuberanza e la vitalità di Midori, che mantiene il sorriso anche assistendo il padre moribondo e la saggezza di Reiko, la sue esperienza, rappresentano uno scoglio di normalità e razionalità nel mare di pazzia e caos che è la vita di Watanabe dopo il suicidio di Kibuki e il ricovero di Naoko.
Tutti i personaggi di questa storia sono strani, un po' pazzi, con caratteristiche che li rendono unici.
Alcuni ispirano sicurezza, altri angoscia, alcuni sono luminosi, altri squallidi.
Ma il bilancio complessivo è positivo, sufficientemente da poter apprezzare la bellezza di questo romanzo toccante e commovente.