Istante Propizio, 1855
 
Autore: Patrik Ourednik
Casa editrice: :duepunti

Recensione:

 

Ourednik, che si nasconde dietro fumi e arrosti
Paolo Nori


 

Non so, si potrebbe cominciare dalla quarta di copertina, che dice che con Istante propizio, 1855 Patrik Ourednik, dopo il successo di Europeana, salutato da pubblico e critica come un capolavoro, si cimenta con un nuovo esercizio di stile.
Allora adesso anche se Esercizi di stile è un libro bellissimo, e anche se la poetica di Ourednik, ammesso che Ourednik ne abbia una, o una sola, si può forse avvicinare alla poetica di Queneau, ammesso che Queneau ne abbia una, o una sola, quell'espressione lì, esercizio di stile, è un'espressione che, intesa latamente, in generale, ha un senso negativo; è come se si dicesse che una cosa ha molta apparenza e poca sostanza, «È tutto fumo e niente arrosto» si intende di solito dicendo di un libro che è un esercizio di stile, mi sembra a me.
Invece la cosa strana di questo libro di Ourednik, che è forse veramente un esercizio di stile, in un certo senso, è che c'è anche l'arrosto, ed è un arrosto che io son degli anni che ne mangio, per quanto la cosa possa essere interessante poco, probabilmente.
Che quando uno comincia a leggere Istante propizio, 1855 (:duepunti edizioni, pp. 138, euro 12), se è uno che ha frequentato per un po' la letteratura anarchica e in questa letteratura, intesa come pubblicistica, ha trovato qualche sollievo e qualche momento di contentezza, anche grande, come è successo per esempio anche a me, per quanto interessante possa essere poco, probabilmente, se uno si trova in queste condizioni può darsi che gli succeda, leggendo la prima parte di Istante propizio, 1855, che gli vengano su delle sensazioni come quelle che gli sono venute su quando ha incontrato quella letteratura e nel mio caso, per quanto interessante possa essere, a me è venuta su la sensazione che ho avuto quando ho letto una frase di Proudhon che poi è diventato anche il testo di una canzone di un gruppo dove non suono, il gruppo si chiama «I nuovi Bogoncelli», la canzone Inno ortodosso, per quanto interessante possa essere poco, probabilmente, e la frase è questa qua: «
Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, censiti, tariffati, timbrati, tosati, contrassegnati, quotati, patentati, licenziati, autorizzati, apostrofati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, sotto il pretesto dell'utilità pubblica e in nome dell'interesse generale, essere addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussionari, pressurati, mistificati, poi, alla minima resistenza e alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, vessati, taccheggiati, malmenati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, scherniti, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!».
Che poi Proudhon, ho provato anche a leggere delle altre sue cose più lunghe, per esempio Che cos'è la proprietà?, non si riesce molto bene, cosa che per dire lui Proudhon lo sapeva benissimo, «Io sono uno scrittore mediocre, tra cinquant'anni non riuscirà a leggermi più nessuno», diceva Proudhon di se stesso e sarebbe diventato con questo ancora più simpatico, se fosse possibile diventar più simpatici dopo aver scritto la frase che ho messo qua sopra che con quella lì uno s'è già conquistato l'immortalità, per conto mio.
Insomma quel libro lì di Ourednik, Istante propizio, 1855, la prima parte uno si convince, se è uno che un po' predisposto, che l'unica forma di organizzazione sociale che ha qualche speranza di essere giusta e di produrre dei risultati come si deve non è né la democrazia, né l'autocrazia, né l'oligarchia, né la plutocrazia, né la partitocrazia, né la burocrazia, è l'anarchia. Dopo, nella seconda parte del libro, uno si accorge che l'anarchia, è impossibile. Che è una cosa che secondo me, prende l'anarchia proprio nel suo significato più intimo, per come la capisco io, di unica soluzione possibile, bellissima e liberatoria, ma destinata a fallire.
L'anarchia, secondo me, ha sotto un'idea, che l'uomo è buono, e ogni sconfitta dell'anarchia, secondo me, è una sconfitta di questa idea, che l'uomo è buono, e tutti i giorni in tutto il mondo quel che succede, secondo me, non c'è altro che delle sconfitte dell'anarchia.
Ogni movimento in direzione dell'anarchia, secondo me, è un movimento che nella sua essenza, fin dall'inizio, è votato alla sconfitta. La canzone più famosa degli anarchici, mi ha fatto notare un mio amico, è una canzone che comincia dicendo «Addio Lugano bella, O dolce terra mia, Scacciati senza colpa, Gli anarchici van via». È come se ogni idea anarchica, secondo me, fosse un'idea che parte per esser sconfitta, e ogni sconfitta di questa idea, secondo me, è una sconfitta del fatto che l'uomo è buono, e ogni volta che succede ci sarebbe da piangere, a pensarci bene, e nel libro di Ourednik questa cosa in un certo senso è l'arrosto.
Per via del fumo, per così dire, questo è il secondo libro che leggo, di Ourednik, il primo è stato Europeana che è un libro stranissimo, che comprende in centocinquanta paginette tutto il novecento, e che sembra scritto da uno storico con l'esaurimento nervoso e io, quando ho incontrato Ourednik la prima volta, non so se avete mai visto Ourednik la prima volta, è una persona tranquillissima, tutt'altro che esaurita, e io quando l'ho incontrato la prima volta ho pensato che era come se non l'avesse scritto lui, Europeana. Be', adesso, Istante propizio, 1855, è un libro così ottocentesco, all'inizio, e così contemporaneo, alla fine, che è come se non l'avesse scritto né Ourednik né l'autore di Europeana.
Non so se riesco a farmi capire, è come se Ourednik si nascondesse dietro una scrittura che non è la sua scrittura, è come se lui non avesse una scrittura, è come se la sua scrittura, il suo stile, stesse tutto in quel nascondersi, che è un nascondersi pieno di grazia, mi viene da dire, non è un nascondersi dietro a degli pseudonimi, come si usa fare e come fanno anche in tanti, ma dietro delle scritture, dietro dei fumi e degli arrosti che però non si sa, se sono gli arrosti e i fumi di cui si nutre lui, che poi è l'autore, forse, in un certo senso, se così si può dire.
 
da Repubblica:
UTOPIA/2
Anarchico non individualista, non violento. Disilluso come dovrebbero essere quelli che si spaccano testa e anima per dare un peso filosofico e teorico all'anarchismo. E' la voce narrante di Istante propizio, 1855 di Patrik Ourednik (tr. it. E. Paul, Duepunti Edizioni, 12 euro). Racconta di un esperimento sociale: una nave carica di europei (moltissimi italiani) verso il Brasile. Un mondo da ricostruire, una colonia da impiantare seguendo regole nuove. "Cambiare il mondo? Ma allora la Rivoluzione francese non ci ha insegnato niente? Esiste un solo modo di creare una società, non egualitaria, ma fraterna: unirsi a chi condivide le stesse idee e costruire volontariamente un mondo nuovo lontano dal vecchio, un mondo senza passato e senza odio; e allora - forse! - grazie alla sua sola esistenza, al suo pacifismo, alla sua dignità, questo mondo si espanderà lentamente sugli altri". Sarà dura, è sempre dura.

a cura di Gianluca Botteghi
 
     
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