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Opera prima di Marco Pasquini da Bologna, classe 1968, già parte del collettivo de “iQuindici”, “Rimini, ancora” inaugura la collana Incomprensioni della nuova casa editrice sassarese M. Edizioni. Si parte – vale per autore ed editore – con un romanzo che da un punto di vista della politica editoriale parla chiaro: l’ambizione è tornare sul sentiero tracciato da uno degli ultimi grandi letterati italiani, il troppo presto perduto Pier Vittorio Tondelli. Simbolicamente significa: raccontare il nostro tempo e la nostra società senza museruole ideologiche; credere nella Letteratura come frontiera del rinnovamento, e della rigenerazione; tornare, almeno in questo caso, allo spirito di “Rimini”. Sostiene Pasquini: “L’idea è quella che la società raccontata da Tondelli sia ancora lì. Gli Afterhours cantano Non si esce vivi dagli anni Ottanta con un eccesso di pessimismo. Gli anni Ottanta, visti con lo sguardo di Tondelli, hanno rielaborato dei concetti e li hanno riproposti in chiave postmoderna. Artisti come Tondelli hanno fatto uscire la sinistra dal ghetto della fabbrica. Il problema forse è che a qualcuno la situazione è sfuggita di mano. Gli artisti sono più lungimiranti dei politici. Proviamo a fare ancora un quadro della società. A partire da Rimini. Ancora.” (Fonte: sito di M. Edizioni)
Una volta ancora, mi richiamo alle parole dell’autore, che confermano questa pretesa d’una spaccatura tanto netta: “Rimini, ancora è la storia parallela di due ragazzi bolognesi che si lasciano all’inizio dell’estate e fanno questo percorso di tre mesi che in comune ha solo i luoghi usati come scenario. Rappresenta due modi diversi di intendere la vita, ma non è un libro generazionale. Non ci sono conflitti tra padri e figli. Mi ricorda un film di qualche hanno fa, Caterina va in città nel quale si evidenziava questa continuità. I figli che camminano sulle orme dei padri. Nel libro viene espressa questa idea, che non ci sia un contrasto generazionale, ma che ci sia una spaccatura tra una parte di società che vive in modo edonistico ed una che vede in modo idealistico a prescindere dall’età, dal reddito, dal lavoro”. (Fonte: sito di M. Edizioni; intervista completa qui) |
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